Alcune considerazioni
Jan 06, 2009
I tuoi dipinti mi hanno colpito molto... ritornano alla memoria suscitando emozioni ed interrogativI tuoi dipinti mi hanno colpito molto... ritornano alla memoria suscitando emozioni ed interrogativi...
Condivido l'idea che i tuoi soggetti ed il tuo stile siano unici, e che tale unicità derivi dalla grafica.
Ma farei qualche riflessione sulla "semplicità" del soggetto. i Una "semplicità" che risiede nell'essenzialità' della forma, nella definizione netta dei contorni, nell'uniformità del colore... mai sfumato, nell'assenza della prospettiva... ma che e' solo apparente, tanto che tu stesso specifichi poi "anche se evoluto e complesso". Complesso e il contrario di semplice l'apparente semplicità contiene in realtà una notevole complessità. Sintetizzando una complessità descrittiva in una semplicità formale si crea un "simbolo". Così' "mani", "tartarughe"... diventano figure antropomorfe, forme di colore bianco dai contorni arrotondati.
L'utilizzo della stessa lettera in modo ripetitivo, seppur con leggere variazioni ma senza modificarne l'essenza, crea un simbolo, la "A" non più' come lettera alfabetica ma come i simbolo di una soggettività'.. tante "A"... tante persone..., tante mani. II colore stesso diventa un "simbolo"... il bianco e il nero resi in modo uniforme senza sfumature e senza compenetrazioni diventano simbolo degli opposti in dialogo. Ecco perché definirei la tua pittura "SIMBOLICA". E in tale aspetto risiede parte del suo fascino! simbolo come archetipo antropologico universale, comunica un messaggio"aperto" che può essere percepito ed interpretato secondo mille sfaccettature... dove ognuno può trovarvi la propria. E per questo potrei pensare come sottotitolo a "contrasti evoluti" le parole "all'origine del contenuto il simbolo»... oltre "il colore"... oltre "la forma". Nella frase "contrasti evoluti" é ben espressa l'idea dell'evoluzione della tua opera, rispetto alla quale e difficile elaborare un'analisi unitaria. Il primo gruppo quello delle "mani" e quello delle "A" presenta caratteristiche molto diverse da quello delle "terre" e da quelli "materici".
In quelli dalle "terra", in particolare quello grande venduto a Ceggia, di cui non ricordo il titolo, vi intuisco quasi un percorso iniziatico dall'Umanità..... dalla terra, luogo dello origini, simbolo della nostra componente materiale, biogrammatica, predefinita, alla elaborazione razionale dell'intelletto per l'accesso i alla conoscenza, resa da una forma astratta antropomorfa, fino alla ricerca di una dimensione spirituale con pennellate di diverso colore che rincorrendosi in veloci volute circolari tese verso l'alto creano l'idea di movimento, riproducendo la terza dimensione che si spinge fino ai confini del dipinto, quasi a volerlo oltrepassare..... il tutto in una sorta di andamento circolare che partendo dalla parte inferiore destra del quadro evolve verso sinistra fino a giungere alla parte superiore destra. E non a caso la linea curva e' simbolo in molte culture dello spirituale o del divino, mentre la linea retta e' espressione' della finitezza dalla dimensione umana;
La parte"terrea" del dipinto e' delimitata da una linea retta, quella spirituale è caratterizzata da linee curve che si intersecano tra loro.
Mi piace ricordare, a tale proposito, un pittore e architetto Hundertwasser che utilizza quasi esclusivamente la linea curva anche nelle costruzioni architettoniche, con effetti peraltro spettacolari, sulle tracce del grande Gaudi. Il gruppo dei dipinti "materici" rappresenta una fase successiva e diversa, legata alla sperimentazione dei materiali, sulla scia della ricerca di Burri che contempla la bellezza della materia attraverso la scomposizione e la combustione della stessa. Uno tuttavia, rappresenta la sintesi tra questa fase e quella procedente, quello dal fondo nero, che a me ricordava Rotko per le diverse sfumature del nero sulla campitura della tela, ma che tu hai precisato essere comunque ispirato a Burri... solo che tu qui sembri "ricomporre" la tela, quasi a voler ripristinare l'originario ordine della materia, lui invece la "scompone"; e che presenta delle figure bianche antropomorfe che tu hai chiamato "mani".
Ma chiunque può vedervi una cosa diversa se non viene specificato dall'autore o dal titolo. E questo ci riporta ad una riflessione sull'idea e il significato del "simbolo", sull'importanza del titolo di un'opera, e sul concetto stesso di "comunicazione". Un simbolo per essere compreso deve essere universalmente riconosciuto all'interno del proprio ambito culturale di riferimento, o qualora non lo sia, come nel nostro caso, deve essere specificato, Le tue figure antropomorfe possono essere viste esattamente come "mani", o "tartarughe", ecc.... solo se specificate nel titolo, che diviene in tal caso elemento integrante dell'opera stessa, o attraverso la loro spiegazione in un catalogo che diventa allora fondamentale per conoscere veramente la tua arte e il suo significato. Tu descrivi la "grafica come forma di comunicazione immediata". E' vero perché usa simboli codificati, che possono essere di "più immediata e attiva comunicazione" a condizione però che, come dicevo prima, essi siano chiaramente riconoscibili.
Mi piace molto l'idea del Bianco e del Nero come Opposti in Dialogo... senza scontro, resa molto bene da figure il cui colore omogeneo ed uniforme è delimitato da contorni nettamente definiti.
Uno straordinario messaggio di pace... un invito al dialogo e alla valorizzazione della diversità.... un messaggio apparentemente, un' po banale, ma in realtà molto attuale in una società sempre più cosmopolita e al tempo stesso egoisticamente individualista ed egocentrica.
Credo nell'importanza del valore sociale ed in senso lato anche "politico" dell'arte, come di qualsiasi altra attività o azione umana.
{*) nell'ambito della storia dell'arte il movimento è stato più spesso definito dome la "quarta" dimensione, ma nel tuo caso mi sembrava più appropriato chiamarlo "terza” vista la bidimensionalità dei tuoi dipinti, Personalmente mi santo di condividere meno l'idea del Rosso come colore "intermedio" applicato alla tua pittura..... peraltro poco presente, almeno in quelli che ho visto.
La tesi dal Bianco Rosso e Nero come ripresa dei colori primordiali della storia della pittura e dell'arte dell'umanità, rinvenibili nelle prime rappresentazioni rupestri, vale solo per i tuoi lavori iniziali: Il gruppo delle "mani" e quello delle "A". In quelli successivi la tavolozza evolve verso una più ampia gamma cromatica: dalle terre, ai sintetici colorati fatti colare sulla tela come il blu, o l'acrilico punto esclamativo giallo.
La presenza maggiore del colore Rosso sì ha nel quadro con la grande "A", ma questa più che una forma sembra piuttosto una vera e propria esplosione di passione,.....
un qualcosa di non razionale in forte contrasto con la simbolica razionalità della i grande "A". Non a caso è una delle poche forme dal contorno indefinito... come se una profonda componente emotiva dovesse violentemente emergere per bilanciare l'eccessivo rigore formale e razionale della "A". Il Rosso nella nostra cultura e' il simbolo della passione.... delle emozioni più forti o travolgenti.
Molto interessante anche il modo in cui crei le tue opere; prima lo sfondo con il quale dialoghi alla ricerca di un contenuto.
In sintesi l'uso di un linguaggio simbolico Alfabetico ("A") o Antropomorfo ("mani" o
altre forme) razionalmente elaborato, riportato sullo sfondo di un paesaggio dell'anima... un'interiorità' emotiva espressa da informi pennellate di colore.
Un insieme di messaggi e suggestioni complesse quelle suscitate dalla tua opera che possono fuggire all'osservatore distratto, ancorché attratto da essa..... per questo l'importanza di un catalogo che accompagni l'osservatore in questo interessante ed emozionante viaggio nell'arte
Naturalmente si tratta di emozioni e suggestioni del tutto personali, modestamente e frettolosamente espresse da una semplice appassionata che apprezza molto il tuo lavoro...... considerazioni che probabilmente non condividerai, mi piacerebbe sapere cosa ne pensi..... anche perché così potrei meglio comprendere la tua arte.
Condivido l'idea che i tuoi soggetti ed il tuo stile siano unici, e che tale unicità derivi dalla grafica. Ma farei qualche riflessione sulla "semplicità" del soggetto. i Una "semplicità" che risiede nell'essenzialità' della forma, nella definizione netta dei contorni, nell'uniformità del colore... mai sfumato, nell'assenza della prospettiva... ma che e' solo apparente, tanto che tu stesso specifichi poi "anche se evoluto e complesso". Complesso e il contrario di semplice l'apparente semplicità contiene in realtà una notevole complessità. Sintetizzando una complessità descrittiva in una semplicità formale si crea un "simbolo". Così' "mani", "tartarughe"... diventano figure antropomorfe, forme di colore bianco dai contorni arrotondati.
L'utilizzo della stessa lettera in modo ripetitivo, seppur con leggere variazioni ma senza modificarne l'essenza, crea un simbolo, la "A" non più' come lettera alfabetica ma come i simbolo di una soggettività'.. tante "A"... tante persone..., tante mani.
II colore stesso diventa un "simbolo"... il bianco e il nero resi in modo uniforme senza sfumature e senza compenetrazioni diventano simbolo degli opposti in dialogo. Ecco perché definirei la tua pittura "SIMBOLICA". E in tale aspetto risiede parte del suo fascino! simbolo come archetipo antropologico universale, comunica un messaggio"aperto" che può essere percepito ed interpretato secondo mille sfaccettature... dove ognuno può trovarvi la propria. E per questo potrei pensare come sottotitolo a "contrasti evoluti" le parole "all'origine del contenuto il simbolo»... oltre "il colore"... oltre "la forma". Nella frase "contrasti evoluti" é ben espressa l'idea dell'evoluzione della tua opera, rispetto alla quale e difficile elaborare un'analisi unitaria. Il primo gruppo quello delle "mani" e quello delle "A" presenta caratteristiche molto diverse da quello delle "terre" e da quelli "materici".
In quelli dalle "terra", in particolare quello grande venduto a Ceggia, di cui non ricordo il titolo, vi intuisco quasi un percorso iniziatico dall'Umanità..... dalla terra, luogo dello origini, simbolo della nostra componente materiale, biogrammatica, predefinita, alla elaborazione razionale dell'intelletto per l'accesso i alla conoscenza, resa da una forma astratta antropomorfa, fino alla ricerca di una dimensione spirituale con pennellate di diverso colore che rincorrendosi in veloci volute circolari tese verso l'alto creano l'idea di movimento, riproducendo la terza dimensione che si spinge fino ai confini del dipinto, quasi a volerlo oltrepassare..... il tutto in una sorta di andamento circolare che partendo dalla parte inferiore destra del quadro evolve verso sinistra fino a giungere alla parte superiore destra. E non a caso la linea curva e' simbolo in molte culture dello spirituale o del divino, mentre la linea retta e' espressione' della finitezza dalla dimensione umana;
La parte"terrea" del dipinto e' delimitata da una linea retta, quella spirituale è caratterizzata da linee curve che si intersecano tra loro.
Mi piace ricordare, a tale proposito, un pittore e architetto Hundertwasser che utilizza quasi esclusivamente la linea curva anche nelle costruzioni architettoniche, con effetti peraltro spettacolari, sulle tracce del grande Gaudi. Il gruppo dei dipinti "materici" rappresenta una fase successiva e diversa, legata alla sperimentazione dei materiali, sulla scia della ricerca di Burri che contempla la bellezza della materia attraverso la scomposizione e la combustione della stessa. Uno tuttavia, rappresenta la sintesi tra questa fase e quella procedente, quello dal fondo nero, che a me ricordava Rotko per le diverse sfumature del nero sulla campitura della tela, ma che tu hai precisato essere comunque ispirato a Burri...... solo che tu qui sembri "ricomporre" la tela, quasi a voler ripristinare l'originario ordine della materia, lui invece la "scompone"; e che presenta delle figure bianche antropomorfe che tu hai chiamato "mani".
Ma chiunque può vedervi una cosa diversa se non viene specificato dall'autore o dal titolo. E questo ci riporta ad una riflessione sull'idea e il significato del "simbolo", sull'importanza del titolo di un'opera, e sul concetto stesso di "comunicazione". Un simbolo per essere compreso deve essere universalmente riconosciuto all'interno del proprio ambito culturale di riferimento, o qualora non lo sia, come nel nostro caso, deve essere specificato, Le tue figure antropomorfe possono essere viste esattamente come "mani", o "tartarughe", ecc.... solo se specificate nel titolo, che diviene in tal caso elemento integrante dell'opera stessa, o attraverso la loro spiegazione in un catalogo che diventa allora fondamentale per conoscere veramente la tua arte e il suo significato. Tu descrivi la "grafica come forma di comunicazione immediata". E' vero perché usa simboli codificati, che possono essere di "più immediata e attiva comunicazione" a condizione però che, come dicevo prima, essi siano chiaramente riconoscibili.
Mi piace molto l'idea del Bianco e del Nero come Opposti in Dialogo... senza scontro, resa molto bene da figure il cui colore omogeneo ed uniforme è delimitato da contorni nettamente definiti.
Uno straordinario messaggio di pace... un invito al dialogo e alla valorizzazione della diversità.... un messaggio apparentemente, un' po banale, ma in realtà molto attuale in una società sempre più cosmopolita e al tempo stesso egoisticamente individualista ed egocentrica.
Credo nell'importanza del valore sociale ed in senso lato anche "politico" dell'arte, come di qualsiasi altra attività o azione umana.
{*) nell'ambito della storia dell'arte il movimento è stato più spesso definito dome la "quarta" dimensione, ma nel tuo caso mi sembrava più appropriato chiamarlo "terza” vista la bidimensionalità dei tuoi dipinti, Personalmente mi santo di condividere meno l'idea del Rosso come colore "intermedio" applicato alla tua pittura..... peraltro poco presente, almeno in quelli che ho visto. La tesi dal Bianco Rosso e Nero come ripresa dei colori primordiali della storia della pittura e dell'arte dell'umanità, rinvenibili nelle prime rappresentazioni rupestri, vale solo per i tuoi lavori iniziali: Il gruppo delle "mani" e quello delle "A". In quelli successivi la tavolozza evolve verso una più ampia gamma cromatica: dalle terre, ai sintetici colorati fatti colare sulla tela come il blu, o l'acrilico punto esclamativo giallo.
La presenza maggiore del colore Rosso sì ha nel quadro con la grande "A", ma questa più che una forma sembra piuttosto una vera e propria esplosione di passione, un qualcosa di non razionale in forte contrasto con la simbolica razionalità della i grande "A". Non a caso è una delle poche forme dal contorno indefinito... come se una profonda componente emotiva dovesse violentemente emergere per bilanciare l'eccessivo rigore formale e razionale della "A". Il Rosso nella nostra cultura e' il simbolo della passione.... delle emozioni più forti o travolgenti. Molto interessante anche il modo in cui crei le tue opere; prima lo sfondo con il quale dialoghi alla ricerca di un contenuto.
In sintesi l'uso di un linguaggio simbolico Alfabetico ("A") o Antropomorfo ("mani" o altre forme) razionalmente elaborato, riportato sullo sfondo di un paesaggio dell'anima... un'interiorità' emotiva espressa da informi pennellate di colore.
Un insieme di messaggi e suggestioni complesse quelle suscitate dalla tua opera che possono fuggire all'osservatore distratto, ancorché attratto da essa..... per questo l'importanza di un catalogo che accompagni l'osservatore in questo interessante ed emozionante viaggio nell'arte.
Naturalmente si tratta di emozioni e suggestioni del tutto personali, modestamente e frettolosamente espresse da una semplice appassionata che apprezza molto il tuo lavoro...... considerazioni che probabilmente non condividerai, mi piacerebbe sapere cosa ne pensi... anche perché così potrei meglio comprendere la tua arte.